sabato 15 aprile 2017

Una Parola desueta: l’amor di patria



[Patriottismo contro nazionalismo]

Una Parola desueta: l’amor di patria


Risuona oggi, alta su tutto, la parola libertà; ma non un’altra che andava a questa strettamente congiunta: la patria, l’amore della patria, l’amore per noi italiani, dell’Italia.
Perché?
Perché l’amore della patria fu non tanto pervertito quanto piuttosto soppiantato dal cosiddetto nazionalismo, che accusava i suoi avversari, non già di essere “antipatriottici”, ma antinazionali; e tuttavia una certa confusione rimase tra i due diversi concetti e diversi sentimenti, cosicché la ripugnanza sempre crescente contro il nazionalismo si è tirata dietro una sorta di esitazione e ritrosia a parlare di “patria” e di “amor di patria”.
Ma se ne deve parlare, e l’amor della patria deve tornare in onore appunto contro lo stolido nazionalismo, perché esso non è affine al nazionalismo, ma il suo contrario.
Si potrebbe che corre tra l’amor di patria e il nazionalismo la stessa differenza che c’è tra la gentilezza dell’amore umano per un’ umana creatura e la bestiale libidine  o la morbosa lussuria o l’egoistico capriccio.
L’amore di patria è un concetto morale. Nel segno della patria i nostri più austeri doveri prendono una forma particolare e più a noi vicina, una forma che rappresenta l’umanità tutta e attraverso alla quale si lavora effettualmente per l’umanità tutta.
Perciò,  se i nazionalismi aprono le fauci a divorarsi l’un l’altro, le patrie collaborano tra loro, e perfino le guerre tra esse, quando non si riesce ad evitarle, sono non di distruzione reciproca, ma di comune trasformazione e di comune elevamento.
E poiché la patria è un’idea morale, essa ha in ciò il suo intimo legame con l’idea della libertà.
E noi ora soffriamo non solo della perduta nostra dignità di cittadini e di uomini per la perduta libertà, ma delle onte  e dei danni che hanno colpito e colpiscono l’Italia che un tempo stava al sommo dei nostri pensieri, oggetto di cure, di sollecitudine, di trepidazione, di amore e di dolore, di speranze e di orgoglio, e alla quale consacravamo il meglio di noi stessi, offrendo a lei il nostro lavoro, procurando di farla sempre più bella e più degna di ammirazione e di reverenza; e ora è brutalmente maltrattata e messa allo sbaraglio da giocatori dissennati che, dando di piglio nel suo avere e nel suo sangue, tentano la fortuna del loro triste giuoco di rapine e di prepotenze.
Forse il pensiero della patria, l’amore della patria, la carità di patria, tornando vivo e puro nei cuori, renderà più agevole la necessaria concordia nella discordia tra i partiti politici che ora si vengono vagamente delineando e che in avvenire determineranno in modo più concreto e si combatteranno a viso scoperto e lealmente; perché tutti essi, come terranno sacra la libertà, loro comune fondamento così avranno dinanzi agli occhi, loro comune affetto, e nel bene dell’Italia troveranno di volta in volta il limite oltre il quale non  deve spingersi la loro discordia e nel toccare il quale sentiranno sempre risorgere la loro fondamentale concordia.
Così ci hanno insegnato i nostri padri nel Risorgimento, e questa passione e quest’amore della patria è stato cantato dall’ultimo grande poeta dell’Italia, Giosue Carducci.
Benedetto Croce , 8  giugno 1943

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